Malinconico benessere…

Oggi siamo scappati in mezzo ai nostri boschi…

Ne sentivamo veramente la necessità…

Da sempre considero questo periodo il migliore per camminare nel cuore, nel verde, nel silenzio e nei profumi della macchia mediterranea…

Camminare, e chiacchierare, chiacchierare e camminare, tra pause di silenzio ristoratrici…

L’osservazione della natura dal suo ventre, e di una città, vista dall’alto, ti regalano momenti di confronto su argomenti che sembrano lontani dalla “freneticità” quotidiana…

Persino il tono della voce si fa più basso, così, in maniera quasi automatica, quasi non si volesse perdere ogni singolo fruscio del vento tra gli arbusti o quasi non si volesse disturbarla quella natura quasi incontaminata…

Senza piloni, senza fantomatiche seggiovie, ovovie, funivie, cabinovie a danzare sulla testa di quartieri già ampiamente e miracolosamente addossati a colline espropriate della loro naturale e superba bellezza…

Camminare e godere, godere e camminare…

Incontrare gente, qualcuno ti riconosce, ma con tutti ci si saluta…

Magari con la stessa gente, le stesse persone che domani, imbottigliati in qualche via della città, ci si manda allegramente a quel paese…

Come se lassù, appena sopra la città, ci si senta finalmente parte del tutto, parte di quel meraviglioso sistema integrato di Madre Natura attraverso il quale terra, acqua, cielo ed esseri viventi interagiscono tra di loro…

A guardarla da lassù, quella porzione di città, a guardarlo da lassù quel Bisagno stretto e costretto tra le case, forse ci si sente anche un po’ in colpa di come, nel tempo, si abbia pensato male e agito peggio…

E camminare tra quei sentieri, salutare tutti senza conoscere nessuno, ho come l’impressione, ma è solo un’impressione, che diventi quasi un modo inconscio di espiare le nostre colpe…

Quelle passate, quelle quotidiane e forse anche quelle future…

Perché poi si torna in città, e già lo sappiamo che il pil, per crescere, vuole cemento e non alberi, vuole infrastrutture sempre più grandi e non spazi recuperati alla natura, vuole città più efficienti e campagne che richiederebbero investimenti immediati per ritorni futuri non convertibili in consensi numericamente interessanti e immediati…

Sarà retorica, sarà banale, sarà così per me e non per tutti…

Ma ogni volta, lassù, e neppure troppo lontano dalla mia città, la sensazione è quasi sempre la stessa, di malinconico benessere…

Bonnuì…

Seconda tappa finalese in tre mesi…

Ogni tappa dell’ignotur è un piccolo grande successo…

Per mille motivi…

Ed essere tornato a Finale Ligure dopo soli tre mesi e avere una sala ancora più gremita del primo di dicembre mi ha reso strafelice…

Trovare ancora così tante persone che abbiano voglia di imparare qualcosa, o anche solo qualcuno dei mille segreti di Madre Natura mi rende orgoglioso del mio piccolo progetto centrato prevalentemente sulla condivisione e sulla divulgazione di argomenti che dovrebbero essere alla base della nostra formazione scolastica…

E fra le tante cose che ci raccontiamo, ci si riesce anche a divertire…

Venerdì sera ho provato a trasformare la tappa dell’ignotur finalese in una sorta di laboratorio ignorantissimo…

Non sono riuscito a fare tutto ciò che volevo (il tempo è sempre dannatamente tiranno) ma abbiamo visto come funziona dal vivo una vera stazione meteorologica…

Abbiamo simulato la pioggia, abbiamo simulato una precipitazione a carattere alluvionale e infine abbiamo fatto, in diretta, l’esperimento dei due bicchieri, simulando l’inversione termica sovrapponendo l’acqua calda sopra quella fredda…

E le oltre cento meteobeline presenti, vecchie e nuove, sono rimaste lì, sino a quasi mezzanotte, a fare domande e ricevere risposte…

Bello, bello bello…

D’uopo il ringraziamento al Consorzio Condifesa che ha voluto fortissimamente che si potesse organizzare questa seconda tappa finalese…

Pazzesca e perfetta l’organizzazione di tutto lo staff del Dancing Boncardo, dall’aperitivigno, all’ospitalità, a tutta la parte tecnica di cui ho avuto bisogno…

Tirar via dal divano di casa, ogni volta, così tante persone credo sia il successo più grande…

E resto convinto che se i social ti mettono in contatto con il pubblico, le due o tre ore passate insieme a raccontare di Madre Natura siano il perfetto coronamento di tanta condivisione virtuale…

Grazie di cuore a tutti… 🥰

Toglietemi tutto, ma non la mia Dama…

Una previsione non semplice…

Un viaggio incredibile…

Un’esperienza pazzesca…

Con Andrea abbiamo vissuto, in diretta, il cambio della guardia…

Partiti con scirocco impostato sul settore centro orientale, il valore termico di partenza, a Genova Voltri registrava un inequivocabile +10 che gettava Andrea nello sconforto più totale…

Gian, ma avevi detto una cinquantina di centimetri, com’è possibile se piove in questo modo con queste temperature…

Andre, stai tranquillo, tu e il tuo pandino portami dove ti dico io…

Saliamo verso il Faiallo…

La legge di Madre Natura è implacabile…

Perdiamo 0.6 gradi ogni 100 metri di quota…

Impossibile trovare una temperatura negativa al passo…

Mentre saliamo la pioggia si fa sempre più insistente…

Lo scenario che attraversiamo è quello dai colori e dai connotati quasi autunnali…

E ci accorgiamo di quanto i terreni siano saturi…

L’acqua ruscella praticamente ovunque…

Fiumi che scendono giù dai versanti sin verso i mille metri del Faiallo…

Qui, raggiunto il passo, con una temperatura ancora abbondantemente positiva, si cominciano ad intravedere i primi fiocchi in mezzo alla pioggia…

Un po’ di poltiglia per strada…

Poco bianco ai bordi…

Lo scirocco è ancora troppo invadente…

Scendiamo verso Urbe, passando per Vara superiore e Vara inferiore…

Piove a dirotto…

Dai versanti i rivi laterali sputano acqua per strada come se piovesse da una settimana…

Tutt’attorno è giallo autunno…

Neppure tracce di vecchi nevicate…

In fondo al bivio per Urbe ci fermiamo ad osservare la diga dell’antenna, che tracima come fosse un fiume in piena…

Sarà certamente capitato altre volte…

A me non era mai capitato, men che meno nel mese di febbraio…

Saliamo verso il Beigua…

Siamo sul versante padano…

Ma qualcosa sta cominciando a cambiare…

Piove, ma i primi fiocchi misti ad acqua li incontriamo intorno ai 700 metri di quota…

Saliamo e il nostro meteotracker portatile non mente…

La temperatura scende progressivamente…

E mentre lei scende, la Dama si fa sempre più strada tra la pioggia…

Sino a cominciare ad imbiancare tutto…

Strada compresa…

Al Rifugio di Pratorotondo lo spettacolo è commovente…

La fioccata esattamente come speravamo di incontrarla…

Si punta la vetta del Beigua…

Lì, a quasi 1300 metri di quota, la temperatura è bassa sin dalla mattina presto, e il manto nevoso comincia ad essere generoso…

Una decina i centimetri al suolo…

Fitta la nevicata in corso…

Quando risaliamo in auto, si consulta la condizione termica in zona…

C’è il cambio di rotta auspicato…

Travaso padano entrato prepotente dal passo del Faiallo…

E non solo…

Lo abbiamo lasciato un’ora prima con un valore di quasi due gradi positivo, lo ritroveremo con un valore negativo…

Ripartiamo…

Ma non siamo più solo io e Andrea col suo mitico pandino…

Di pandino si aggiunge anche quello di Ennio, meteobelina di Rossiglione, che col suo 4×4 ci raggiunge e ci segue nel viaggio di ritorno verso Genova…

Mentre scendiamo nuovamente verso Urbe ci accorgiamo del crollo verticale della QD che oramai aveva guadagnato tutta la vallata…

Insomma, fiocca, anzi saffiocca con entusiasmo sino ai 600 metri scarsi di Urbe…

Riprendiamo la strada verso il Faiallo…

Ma dopo meno di due ore, forse un’ora e mezza, non di più, lo scenario è completamente ribaltato…

La nevicata si fa fitta, con fiocchi di medie dimensione e l’accumulo al suolo comincia ad essere importante…

A Vara superiore ci mettiamo in coda allo spartineve…

Ma il tratto finale, verso il rifugio La Nuvola sul Mare, è qualcosa di commovente…

Trenta centimetri di neve intonsa caduti in un paio d’ore…

Descrivere quel paesaggio è difficile…

Bisogna viverlo…

E dopo un tentativo maldestro e mezzo riuscito di diretta con gli amici di GoodMorning Genova a causa di una connessione a dir poco schifosa, cominciamo la discesa verso Genova…

Ripercorrendo quella strada percorsa qualche ora prima sotto una fitta pioggia, con temperature ampiamente positive e il colore giallo ad accompagnarci sino in quota…

Il rientro ha tutto un altro sapore…

L’accumulo sulla strada è di quelli importanti…

Si scende col 4×4 rigorosamente inserito…

L’accumulo al suolo, anche se via via sempre più esiguo, ci accompagna addirittura sino al Turchino…

E i fiocchi di neve quasi al Fado, a circa 300 metri sul livello del mare…

Lo scirocco un lontano ricordo…

Sua Maestà il travaso che pompa aria fredda come l’avevamo disegnata…

Arrivato in fondo, tappa al panificio, due slerfe di focaccia ampiamente guadagnate e felici come bambini sotto l’albero di Natale…

Toglietemi tutto, ma non la mia Dama… ❤️

Qualunquigno

Dalla posta del cuore…

Caldissima anche lei in questi giorni…

Ci scrive Stefano:

“Ho letto un articolo ieri sera..di un fisico..plurilaureato con tanto di tesi e libri da lui fatti..che questi cambiamenti sono solo dovuti per il 5% da noi e il restante 95% dal sole… Igno!!che ne pensi tu?”

Carissimo Stefano, mi dai l’occasione per rispondere a tanti…

Il mondo è letteralmente diviso in due…

Non c’è post, non c’è trasmissione televisiva, non c’è dibattito in cui non siano schierati da una parte quelli che sbandierano il cambiamento climatico antropicamente indotto, dall’altra quelli che lo negano o che lo derubricano a oscillazione climatica naturale…

E i toni sono sempre accesi…

Ci si insulta allegramente, come quasi per ogni argomento che tende a dividere l’opinione pubblica…

Ci si insulta per le ciclabili, per le rinnovabili, per le automobili elettriche, per i cinghiali, per il lupi e ovviamente anche per il cambiamento climatico…

A me interessa relativamente…

Da appassionato di meteorologia, come ogni appassionato, sono prima di tutto un osservatore quotidiano del tempo…

E non da ieri, ma da circa quarant’anni…

Un periodo sufficientemente lungo che mi permette di potermi schierare con la prevalenza della comunità scientifica…

Ma non per questo mi ergo a climatologo esperto, che è ben diverso dalla figura del meteorologo, per giunta ignorante quale sono, sebbene le due materie camminino spesso a braccetto…

Non sono qui per dimostrare nulla e per convincere nessuno…

Il tempo piace raccontarlo…

Mi piace cercare di capire le sue dinamiche…

Mi piace sapere perché avvengono i fenomeni atmosferici, come si formano, quali leggi e quali regole si celando dietro ad ogni singolo evento meteorologico…

Trovo molto più interessante ed eccitante sapere perché in una normale giornata di pieno inverno si possono registrare 20 gradi a mille metri di quota e contemporaneamente -2 in fondo alla valle…

Trovo molto più interessante ed eccitante conoscere ogni singolo microclima della nostra terra per potermi guardare attorno e capire i motivi di ciò che accade…

Trovo molto più interessante e utile poter conoscere le dinamiche che concorrono, ad esempio, a creare potenziali situazioni di pericolo…

E trovo certamente più interessante e altrettanto utile comprendere come certe trappole mortali continuiamo a costruircele da soli…

E tutto questo va al di là dell’accettazione o meno del cambiamento climatico…

Che sia antropico, che sia naturale, al di là della mia opinione personale, io lavoro su un altro piano…

Cultura, divulgazione, autoprotezione attiva…

Ai Vigili del Fuoco, martedì scorso, non interessava il clima o cosa io pensassi del cambiamento climatico…

I Vigili del Fuoco mi hanno chiamato per conoscere in che modo e quali strumenti possono usare per poter intervenire per tempo…

E non a disastro compiuto…

Dimostrando, se mai ce ne fosse bisogno, che al di là del loro lavoro e del loro compito, che molto spesso include il soccorso a cose e persone, hanno una grandissima sensibilità e soprattutto la volontà di poter avere strumenti per farli agire tempestivamente…

Per il nostro bene, non per il loro…

Ecco, il mio lavoro va proprio in questa direzione…

Ripeto, al di là della mia esperienza personale e delle mie convinzioni…

Che poi il tutto si voglia e si abbia la pretesa di semplificare scrivendo un commento tipo “ah beh, è foehn, c’è sempre stato” oppure “le alluvioni le ha sempre fatte” è tutto un altro discorso…

E non sarò certo io a mettermi a convincere ognuno di voi delle mie convinzioni o della mia esperienza personale…

Anche perché probabilmente il 90% (e mi tengo basso) delle persone non sa neppure quali siano le dinamiche che portano ad avere certe situazioni…

Non sappiamo come si misura la pioggia, cosa sia un pluviometro, cosa sia un idrometro, cosa siano i tempi di corrivazione, come si forma una piena, come si forma il vento, come nascono le alte e le basse pressioni…

Siamo convinti che l’aria umida sia più pesante di quella secca, non sappiamo cosa sia l’effetto serra, come si scalda l’atmosfera, come si forma la pioggia, cosa sia realmente la grandine…

Non conosciamo la differenza tra umidità relativa e umidità assoluta, perché una gocciolina d’acqua può restare allo stato liquido anche con temperature ampiamente sotto zero, come si forma un temporale e come il territorio e l’antropizzazione dello stesso incida sulle condizioni climatiche di una zona o sugli eventi potenzialmente dannosi e pericolosi…

Didatticamente siamo da terzo mondo, e non è neppure colpa nostra…

Figuriamoci a fare dissertazioni sul clima del pianeta Terra, che è materia tutt’ora in parte inesplorata e dalla quale mi tengo a distanza di sicurezza…

Mi resta solo il dubbio se la strada intrapresa sia esattamente quella corretta…

Che sia giusto continuare a bruciare carbone e petrolio, che si continui a tagliare alberi e foreste, a cementificare e costruire laddove Madre Natura ci ha già dimostrato che non ne avrebbe bisogno…

E mentre postiamo l’ennesima foto delle scie di condensazione degli aerei respiriamo la merda che ci autoproduciamo e moriamo di cancro a trent’anni, come mio fratello…

Non lo so con quale scenario i nostri figli si troveranno a doversi confrontare…

Siamo 8 miliardi e si continua a crescere e si continua a maltrattare la terra che ci ospita…

Vogliamo chiudere porti, ergere muri perché pretendiamo che chi è nato in zone climaticamente avverse ci dovrebbe anche morire…

Eh, ma il clima è sempre cambiato…

Nel medioevo mica c’erano i ghiacciai e tu non lo sai che Annibale ha attraversato le Alpi in costume e infradito…

E chissà come si stava bene in Africa, aggiungo io…

Si stava meglio quando si stava peggio…

E ma allora torniamo alle carrozze…

E via così, all’infinito, sino a sfancularci l’un l’altro…

Forse, ma dico forse, nel dubbio, di come la trattiamo questa benedetta Terra e di come stia cambiando il clima, un pochino bisognerebbe preoccuparsene…

O forse no…

Andiamo tutti troppo di fretta, di corsa…

Eppure, cazzo, ci avevano detto che l’automobile ci avrebbe migliorato la vita, che i computer ridotto i tempi di lavoro, che con i telefonini avremmo avuto tutto lì, a portata di mano…

Che detta così, chissà quanto tempo libero ci resta ad ognuno di noi ogni giorno, con tutte queste cose che ci hanno semplificato e ridotto i tempi…

E invece…

E invece abbiamo bisogno di altre strade, perché quelle che abbiamo non bastano più, di altre infrastrutture, di nuove gallerie, di nuovi ponti, di mezzi di trasporto sempre più grandi…

E lasciamo deteriorare tutto il resto…

Non ci passano le macchine e volete farci passare anche le bici…

Ecco, voi del no dite sempre di no…

E così via, sino a scannarci sistematicamente su ogni cosa…

Forse l’uomo riuscirà nell’impresa di autodistruggersi prima che lo faccia Madre Natura…

E nessuno scoprirà mai nella tasca di chi si celasse la verità…

Nel frattempo ci si vede oggi, a Rapallo…

A parlare semplicemente di rischio idrogeologico, di autoprotezione attiva, e di come, per esempio, un temporale autorigenerante, il 23 ottobre scorso, ha rischiato di mettere in ginocchio Recco, Camogli e Rapallo…

E vi prego, continuiamo a raccontarci il tempo…

Che in fondo è la cosa che mi viene meglio…

E non ne abbiatene a male, se ogni tanto mi lamento anch’io…

In fondo, la passione, il mio amore viscerale per questa scienza nasce proprio da quella magia chiamata neve, quella che incanta, quella che ti appiccica alla finestra, quella che ci costringe a fermarci dalle nostre corse quotidiane, quella che per un giorno, un paio di volte all’anno, ci faceva tornare un po’ bambini…

Sipario… 😁

#qualunquigno

L’ennesima tragedia annunciata?

Al di là dei rischi…

Al netto del fattore rischio, che ogni sport presuppone…

Occorre prendere atto che non solo il clima è cambiato…

Ma che certe pratiche, certi percorsi, certe avventure così come si facevano qualche decennio fa non sono più fattibili…

Ce ne dobbiamo rendere conto noi…

Se ne devono rendere conto tutti coloro che gestiscono certe “attrazioni” che attrazioni non lo sono più…
Non conosco la Marmolada…

Ma non mi serve conoscerla…

Avete presente quando si discute di anticiclone delle Azzorre e anticiclone Subtropicale…

Sono due strutture che hanno caratteristiche molto diverse fra loro…

La perseveranza alle nostre latitudini dell’anticiclone Subtropicale in luogo di quello delle Azzorre, crea i peggiori effetti soprattutto in quota…

Vi mostro due mappe…

Sono riferite a questa notte…

Nella prima si vede perfettamente l’enorme pallone anticiclonico, quello delle Azzorre, stagliarsi in mezzo all’Oceano Atlantico e che prova ad allungare, proprio come accadeva un centinaio di anni fa, la sua influenza verso la parte occidentale del continente europeo…

Nella seconda potete osservare le temperature dei due anticicloni a circa 1500 metri di quota…

Possono raggiungere anche 12/14°C di differenza…

Ovviamente, la differenza termica al suolo non è e non può essere così rilevante, perché terra ferma e superfici marine si riscaldano principalmente per l’influenza dei raggi solari e non per le differenti temperature in quota…

Molto diverso, invece, ciò che accade sulle nostre Alpi…

Che subiscono, ormai da decenni, l’invadenza sempre più frequente di un anticiclone che ha la terribile caratteristica di essere molto caldo anche in quota…

Ricordate gli oltre 20 gradi a cavallo di Capodanno a oltre mille metri di quota?

C’era l’anticiclone africano…

Non quello delle Azzorre…

E l’aria, nei due anticicloni, è talmente differente da un punto di vista termico che anche la pressione al suolo ne risente…

Con l’anticiclone africano (aria calda e quindi più leggera a tutte le quote) si fa fatica a superare la soglia dei 1015/1020 millibar…

Con l’anticiclone delle Azzorre (aria in quota più fredda e dunque più pesante) si possono raggiungere valori anche superiori ai 1035 millibar…

Gli assetti sono cambiati…

E le medie fregano…

Se è vero che il pianeta mette in riga aumenti nell’ordine del grado in più ogni anno, ci sono ovviamente zone dove addirittura potrebbe persino fare più freddo rispetto a prima, ma zone dove l’aumento termico, proprio in virtù di dinamiche differenti possono essere notevolissime…

E in quota, questo meccanismo, è ancora più esasperato…

Impossibile non accorgersi di cosa stia avvenendo…

Impossibile non accorgersi della condizione drammatica in cui versano i nostri ghiacciai almeno da una trentina d’anni a questa parte…

Vorrei sbagliarmi, per davvero, ma ho come l’impressione che il fermo covid abbia tappato la vista e il cervello di chi organizza questi viaggi della morte…

Non pubblico il video per rispetto delle vittime…

Mi limito alle due mappe…

Con l’Azzorre che a circa 1500 metri di quota oscilla fra 8 e 12 gradi mentre l’Africa raggiunge valori compresi fra 18 e 24 gradi in tutta l’area mediterranea…

Forse più esaustive, certamente più lungimiranti…

Ari-sigh

Vita dura per le ciclabili…

Mi è bastato leggere un articolo…

Qualche giorno fa, quasi al volo…

E qualche decina di commenti…

Non di più…

Oggi saranno già centinaia, forse migliaia…

Ma mi è bastato leggerne una manciata…

Un viale di Genova, Brigate Partigiane, e la sua nuova ciclabile…

Via le macchine, anzi no via le aiuole, anzi no via i posteggi, anzi no via le biciclette…

Ma chi le usa le ciclabili…

E mentre ci scanniamo tra di noi, un pezzo alla volta, senza nemmeno che ce ne accorgiamo, ci portano via un pezzo di città, anzi no, scusate, ci portano via un pezzo di futuro…

E senza che ce ne accorgiamo, ci sembra tutto normale…

Come quando coprivano il Bisagno negli anni ’30, come quando costruivano scriteriatamente negli anni ’60…

Ho qui l’Atlante dell’istituto geografico De Agostini…

Quello della mia comunione, stampato nel 1980…

Leggo…

Genova, ottocentotredicimila e duecentocinquantasei abitanti…

Prima dell’anno 2000 saremo un milione…

Ci dicevano…

Oggi siamo poco più di 560mila…

Abbiamo perso oltre 250mila abitanti…

Provando a fare i conti della serva, ogni giorno siamo mediamente 16 persone in meno…

Cazzo, dovremmo stare meglio…

Più spazi, più servizi, più comodi, meno intasati e tutto decisamente più salubre, più vivibile…

Più paese e meno città, meno metropoli…

E invece stiamo peggio…

Meno spazi, meno servizi, meno comodi, più intasati, e tutto decisamente meno salubre e meno vivibile…

Non c’è una sola area dismessa, di quelle che 30, 40 o 50 anni fa ci sembrava normale, ci sembrava utile, e magari lo è anche stata, in nome del lavoro, che venga riconvertita in area pubblica, verde o green come va di moda chiamarla oggi…

Aree commerciali per gente che non c’è più…

Duecentocinquantamila abitanti in meno…

Chiudono i negozi, le banche, gli uffici postali, persino le scuole…

E non appena si libera un’area, si libera uno spazio, si apre un’occasione, è subito gara, anzi è subito asta alla concessione, all’incasso…

Mica al futuro…

Bisogna fare più figli, bisogna ripopolare la città…

Ci dicono…

Forse per allattarli alla basko, popparli alla coop, svezzarli al bricoman, e farli giocare all’esselunga…

Rigorosamente in auto, incolonnati uno ad uno, perché si sa, Genova e la Liguria non è terra per ciclisti e per pedoni…

Se non hai la macchina dove vuoi andare…

Ci dicono…

Abbiamo permesso che pennellassero la città di rosso, così, a cazzo…

Con ciclabili da roulette russa, in mezzo alle corsie degli autobus, incastonate tra i parcheggi delle auto e la sede stradale di percorrenza…

Si narra che fummo quasi obbligati…

C’era una pioggia di soldi che arrivava dall’Europa…

Po’ esse…

Ora però ci vuole un grande progetto…

Non una strada, un viale, un marciapiede…

Non un pezzo di città o un pezzo di Liguria…

Non c’è più spazio per la siderurgia, la metallurgia, non esiste più il triangolo industriale, quello del boom economico, quello che giustificava ogni cosa e che ha giustificato anche ogni nefandezza…

Quello per cui tutto ci sembrava normale, giusto e necessario…

A me piace sognare…

Da eterno insoddisfatto quale sono…

E sogno una Liguria completamente calpestabile in bicicletta, o a piedi, perché no…

Da Ventimiglia a Sarzana, passando per le città, per i paesi che si affacciano al mare, per le scogliere che disegnano le nostre coste, in un unico lunghissimo e meraviglioso tapis roulant arricchito di ostelli, di punti ristoro, piccole officine artigianali e un nuovo concetto di vivere la nostra terra…

Sogno una città che apra i suoi spazi, che non perda l’occasione per creare verde godibile e fruibile…

Sogno una città che metta al primo posto una viabilità alternativa e sicura, che metta in collegamento le sue vallate con un centro cittadino finalmente libero e calpestabile…

Sogno una città che venga attraversata da quel tapis roulant che deve essere steso senza soluzione di continuità dal confine dei senza bidè al confine dei senza c…

Per sradicare i nostri figli e i figli dei nostri figli dai divani e dai cellulari…

Per dare nuove opportunità, per creare una mentalità diversa, abitudini diverse e stili di vita completamente diversi…

Perché se costruiamo più strade avremo semplicemente più traffico…

E le città, così come le abbiamo concepite sessant’anni fa, in una terra come casa Liguria non hanno più senso di esistere…

Pensateci…

E se oggi fossimo davvero un milione di abitanti?

Esattamente il doppio di quanti siamo…

Se porto, Italsider e tutto il loro indotto non avessero subito il declino a cui abbiamo assistito, quanto saremmo cresciuti ancora, quanto avremmo dovuto costruire ancora…

Nuove strade, nuove colline sventrate…

Staremmo davvero qui a scannarci se la ciclabile di viale Brigate Partigiane è meglio farla a destra, a sinistra, al centro, sopra o sotto il marciapiede, prima o dopo i parcheggi?

Genova…

Con le sue meravigliose vallate trasformate nel cestino della spazzatura di tutta la città…

Aree dismesse che vengono rigorosamente e immediatamente trasformate in aree commerciali o in nuove abitazioni per gente che non c’è più…

Lo so, vado controcorrente…

Penso all’ex mercato della frutta…

E’ stato il mio primo lavoro…

Appena uscito dalla maturità, mi sono inventato besagnino…

Lì dentro ci entravo alle 2 di notte, per scegliere i migliori prodotti della terra per rivenderli al mercato…

Oggi, a distanza di trent’anni, ci andiamo a prendere l’aperitivo o a consumare una pizza…

Perché un mega parco giochi, qualche albero e un campetto facevano brutto…

E bisogna manutenerli…

Invece i ragazzi col cellulare a casa, stravaccati sul divano e sui loro letti non costano nulla…

Perché un parcheggio per liberare il marciapiede centrale e accompagnare pedoni e ciclabile dai quartieri interni verso quella ciclabile a mare che dovrebbe attraversare tutta la Liguria, città comprese, non fanno quella metropoli del consumismo a cui vogliamo a tutti i costi assomigliare…

Lo spritz prima di tutto…

Perché i posti dove consumarlo mancavano…

I ragazzi, invece, a casa, che fuori è pericoloso…

Però devo dire la verità, la nuova caserma di Molassana è molto bella…

Sigh…

Una poltrona per due…

Ogni tanto divago, lo sapete…

Così, per il gusto di fare della facile demagogia…

Ma cazzo, ve ne siete accorti che in meno di 24 ore, dalla sera alla mattina, ci han rubato 10 centesimi in più alla pompa di benzina?

Almeno una volta, per fare speculazione, rubavano il report segreto del concentrato di succo d’arancia congelato…

Winthorpe e Valentine se lo giocavano in borsa e diventavano ricchi inculando i fratelli Duke…

Ora, invece, ce la fanno spudoratamente sotto il naso…

Una sera qualsiasi di fine maggio dichiarano l’embargo del petrolio russo…

Mica subito però, a gennaio 2023…

E il giorno dopo, ogni pieno ci sta già costando 5 euro in più…

Alla faccia dei Futures…

Poi, però, aboliamo (stra)giustamente la plastica ove possibile…

Al bando bicchieri, piatti e cannucce…

Solo di materiale compostabile, che dura un cazzo e costa il triplo…

E mi domando, ma è un’economia in funzione di chi e di cosa?

Non vi sentite anche voi un po’ come i fratelli Duke?

O sono io che son diventato improvvisamente troppo complottista?

Vabbè, torno al meteo e alla mia amata Madre Natura, che è meglio…

Ciao Achille…

Non so davvero da dove cominciare…

Oggi, nella sua Sanremo, se n’è andato un amico…

Non un pezzo, ma un pilastro della meteorologia di casa nostra…

Duro, tenace, maledettamente permaloso, ma straordinariamente competente e altruista…

Sempre disponibile…

Abbiamo condiviso un percorso lungo vent’anni…

Fatto di passione pura, limpida, cristallina…

Sei stato il mio maestro…

In tutto…

Sei stato un comunicatore sempre fuori dagli schemi…

Mai cattedratico, mai scontato…

Mi hai insegnato che saper comunicare poche cose è mille volte meglio che conoscere tutto e non saperlo raccontare…

Abbiamo combattuto insieme mille battaglie…

Sistema compreso…

Prima di me, prima di tutti, e contro tutti…

Quando ancora, unica in Italia, regione Liguria si ostinava a codificare le allerte in numeri, portavi avanti il tuo credo, le tue convinzioni, la necessità di utilizzare i colori per meglio identificare gli stati di pericolo per gli eventi estremi…

Lo hanno fatto…

Un secolo dopo…

E sono riusciti a farlo nel peggiore dei modi…

Ma è sempre stato così…

Ciò che per noi era preistoria, per loro era fantascienza…

Ma non hai mai mollato…

E mai ti sei piegato al sistema…

La tua gente ti amava proprio per questo…

Io ti ho amato proprio per questo…

Avrei da raccontare mille episodi, una vita intera a guadare le nuvole, il tuo mare, a fare previsioni, ad andare insieme nelle scuole ad insegnare ai bambini le magnificenze di Madre Natura…

Ci siamo conosciuti vent’anni fa…

In un forum di meteo appassionati…

Il mio nick era jeykappa…

E dopo vent’anni mi chiamavi ancora così…

In pubblico, al telefono, ovunque…

Mi porto dentro momenti indimenticabili…

Come l’incredibile convegno organizzato nel 2009 nella splendida cornice del casinò della tua Sanremo, con Giuliacci figlio e l’immenso Guido Caroselli…

E quella sera, la cena tutti insieme…

Quel ristorante trasudava di passione…

Ed io, ospite privilegiato, al tavolo con il compianto Gallino, previsore di arpal e Caroselli, ultimo capitano della straordinaria stirpe dei meteorologi di Aeronautica Militare, che sostituì Edmondo Bernacca, rimasi incantato da tanto sapere, da tanta umiltà, da tanta passione…

Un regalo che non dimenticherò mai…

Come quando, quella volta, sbagliasti clamorosamente la previsione…

Eri socio onorario di limet e previsore aggiunto ad una squadra straordinaria…

Mi presi io la responsabilità di chiamarti…

Kiki, cazzo, hai messo neve ovunque…

E tu, che mi conoscevi bene, e sapevi quanto bene ti volessi, ti sei fatto correggere quel bollettino, quei simboli, ammettendo che ti eri fatto prendere un po’ la mano…

Genuino, ruspante con un amore grande, immenso…

Ed è per questo che ogni volta che mi hai chiamato ho risposto sempre all’appello…

Come nell’agosto del 2020…

In pieno agosto, proponendomi l’ennesima tua follia meteorologica…

Che tempo farà a Natale?

Io, te e Giovanni, tuo erede naturale in quel ponentissimo che proprio oggi gode di quello Scudo Spaziale che mille e mille volte hai saputo raccontare e prevedere alla tua gente…

E ti voglio ricordare così, con quella foto di appena un anno e mezzo fa…

Io, te e Giovanni…

Perché anche per te, la meteorologia era prima di tutto condivisione e mai competizione…

Mancherai cazzo, mancherai come il pane…

E mancherai terribilmente anche a me…

Ciao Achille… ❤️

JK

Osservo, prevedo, allerto… si, può, fareeeee!!!!

Lo potrebbero testimoniare praticamente tutti…
Tutti coloro che hanno avuto la fortuna, o la sfortuna, di incrociarmi durante il mio lungo percorso in prima linea…
Divulgazione, allertamento, comunicazione, e soprattutto condivisione…
Tutti temi a me cari e che per quasi un ventennio di attività volontaristica in ambito meteorologico ho cercato di portare avanti…
In tutti i settori…
Quelli amatoriali, quelli del volontariato e quelli istituzionali…
E la franchezza e la forza delle proprie idee, in un certo senso hanno sempre un prezzo…
Scontri epici in regione, in arpal, in comune, persino tra noi stessi appassionati…
L’unione fa e da la forza, ci insegnano sin da piccoli…
Poi, da adulti, mentre lo insegniamo ai nostri figli, diventiamo iper competitivi, egocentrici o ancora peggio, chiusi ed ottusi dietro a barricate invalicabili…
Ricordo come fosse ieri…
Ma son passati un sacco di anni oramai…
Assessore alla protezione civile regionale era la dott.ssa Briano…
“Saffioti, lei mi chiede i dati in tempo reale, ma noi non siamo d’accordo, si rischia di generare il panico tra la gente”
E di scontri così se ne susseguirono altri…
Per molti anni…
Convinto delle e nelle mie idee abbandonai persino la mia creatura, costruita mattone dopo mattone con tanti amici…
Il mio sogno era quello di costruire un’unica grande casa…
Istituzioni e cittadini appassionati…
Tutti insieme per remare nella stessa direzione…
Divulgazione, osservazione, previsione, prevenzione, comunicazione e allertamento…
Ho fallito…
Ma non del tutto…
Per tutta questa gente sono diventato, mio malgrado, un competitor…
Mica una fonte…
E qualcosa ha cominciato a muoversi…
Guai a pronunciare il mio nome nelle stanze segrete di questa o quella organizzazione…
Blasfemia…
E pensate che la stessa cosa accade anche tra di loro…
Che sia limet, liguriameteo, meteolanterna, tanto per citare i più comuni e i più diffusi…
Ognuno per la sua strada…
Senza mai un progetto comune…
Ma qualcosa lentamente sta cambiando…
Molto lentamente…
E in fondo, inconsapevoli e ignari, molto merito è anche il vostro…
Il vostro gradimento verso una comunicazione un po’ fuori dagli schemi e un po’ poco convenzionale li ha fatti cadere dalla sedia…
Io non l’ho mai nascosto…
Osservo, leggo e mi confronto con ogni fonte…
Ma soprattutto utilizzo ogni fonte disponibile…
E’ il bello della rete, della condivisione dei dati…
E non lo nascondo…
Mi avete chiesto cosa ne penso dell’app Meteo 3R
Scaricatela…
Come l’ho scaricata io…
Come ho scaricato quella di limet, di meteolanterna e altre ancora…
Condivisione e confronto…
Certo, non basta un’app per fare resilienza…
Non basta un’app per fare divulgazione…
Non basta un’app per sostituirci all’insegnamento scolastico…
E non basta un’app per salvarci la vita…
Ma finalmente, dopo tanti anni lo hanno capito…
I dati di quelle centraline, pagati e finanziati anche con le nostre tasse, devono essere divulgati nel modo più accessibile possibile, più comprensibile possibile…
E soprattutto ci devono essere dati in pasto rigorosamente in tempo reale…
Fondamentale è che non venga vissuto come un punto di arrivo ma come un primo passo di un lungo percorso che le istituzioni devono fare per gestire al meglio tutto ciò che gira intorno alla meteorologia e alla gestione delle emergenze…
Perché come è troppo spesso accaduto, mentre voi scaricate l’app, loro scaricano le loro responsabilità…
A stasse, che ho un risotto ai funghi da far andare a fuoco lento…
Suar

Scusi, chi ha fatto palo?

Ormai il lavoro principale di ogni giorno non è più la propria professione…

Classeviva, classemorta, classecosìcosì, scuola attiva, scuola passiva, bacheca, valutazioni, note, assenze, ritardi, prenota colloqui, al telefono, a distanza, in presenza, di nascosto, al night, al mercato, in videochat, in pornochat, in sexyshop…

Ahhhh, le chat…

Chat di scuola, chat di volley, scarica avviso, scarica certificato, scarica green pass, scarica modulo, stampa, corri, compila, invia, consegna, controlla…

L’avviso di sciopero, c’è, non c’è, lo fanno, non lo fanno, si ma c’è un positivo, ma non basta, ce ne vogliono almeno tre, si ma io faccio il tampone, io no, dura due giorni, cazzo bisogna avvertire, si ma la scuola cos’ha deciso, boh, non lo so, decideranno, maledetti, benedetti, l’importante è che stia bene…

Cazzo, mi trilla l’altra chat, allenamento saltato, forse, anzi no, spostato, anticipato, no scusate ritardato, prego confermare presenza, assenza, se avete mangiato, ruttato, pisciato e cagato…

Dimenticavo, le convocazioni per sabato e quelle per domenica, prego confermare presenza, assenza, se avete mangiato, ruttato, pisciato e cagato…
Si ma cè posto solo per 10 genitori, prenotatevi, ma come, anche qui, echecazzo…

Ahhhh, le prenotazioni…

Prenota terza dose per il nonno, la seconda per la grande, la prima per la piccola e per la zia no vax…

La visita dal dentista, dal pediatra, dall’oculista, si ma c’ha anche l’acne, i nei e una verruca, prenota anche il dermatologo, prenota il papilloma, nel dubbio prenota anche un paio tamponi…
Presto, scarica il modulo, quello nuovo, mi raccomando…

Assenza per covid, per non covid, per malattia normale, subnormale, anormale, paranormale…

Compila, invia, leggi, firma, con la penna, con il sangue, ma solo se hai il green pass, sei vaccinato, hai fatto il covid e hai un tampone negativo da meno di 48 ore…

Il tutto moltiplicato per due…

Vabbè, dai, è venerdì…

Ah no, stasera gioca…

Alle 21, a 50 km da casa…

Fuori regione…

Mi sento un po’ come Fantozzi la sera di Italia-Inghilterra…

Scusi, chi ha fatto palo?

Boh, sarà l’alta pressione…

Sipario…