Previsioni per venerdì, 17 giugno 2022

Ignoprevisioni - Il meteorologo ignorante

Torniamo al meteo, quello di casa nostra…

Anche se da raccontare mi sembra ci sia davvero poco…

Don Mercurio in modalità ferragostiana…

Raggiunti i 20 gradi ai 1785 metri del monte Bue…

Over trenta nelle vallate e nella piana spezzina e in alcune località del profondo entroterra, tra 26 e 29 lungo la ristretta fascia costiera, dove le brezze hanno in parte calmierato le massime ma fatto schizzare verso l’alto i valori igrometrici…

Addirittura over 35 nelle bassure alessandrine…

Mare Nostrum a 24.8…

Quanto fa caldo ve lo dico con dei numeri…

Giugno 2018, media di 25.7

Giugno 2019, media di 25.8

Giugno 2020, media di 22.4

Giugno 2021, media di 24.7

Giugno 2022, primi 15 giorni, media di 26.5 (la stessa del 2017)

Il tutto condito e accompagnato da valori di Mestizia medio alti e una più che discreta sensazione di disagio…

Domani cambia praticamente nulla…

Anticiclone dominante…

Brezze basanotte…

E Don Mercurio in gradi persino di recuperare ancora qualche decimo provando ad accarezzare, localmente, quota trenta anche lungo la costa…

Solite velature passeggere…

Qualche timido tentativo di cumuleggio nei soliti santuari delle Alpi Liguri e dell’Appennino centro-orientale…

E nulla più…

Tutto il resto è come sempre fastidismo e pessistidio…

Suar

Vita dura per le ciclabili…

Mi è bastato leggere un articolo…

Qualche giorno fa, quasi al volo…

E qualche decina di commenti…

Non di più…

Oggi saranno già centinaia, forse migliaia…

Ma mi è bastato leggerne una manciata…

Un viale di Genova, Brigate Partigiane, e la sua nuova ciclabile…

Via le macchine, anzi no via le aiuole, anzi no via i posteggi, anzi no via le biciclette…

Ma chi le usa le ciclabili…

E mentre ci scanniamo tra di noi, un pezzo alla volta, senza nemmeno che ce ne accorgiamo, ci portano via un pezzo di città, anzi no, scusate, ci portano via un pezzo di futuro…

E senza che ce ne accorgiamo, ci sembra tutto normale…

Come quando coprivano il Bisagno negli anni ’30, come quando costruivano scriteriatamente negli anni ’60…

Ho qui l’Atlante dell’istituto geografico De Agostini…

Quello della mia comunione, stampato nel 1980…

Leggo…

Genova, ottocentotredicimila e duecentocinquantasei abitanti…

Prima dell’anno 2000 saremo un milione…

Ci dicevano…

Oggi siamo poco più di 560mila…

Abbiamo perso oltre 250mila abitanti…

Provando a fare i conti della serva, ogni giorno siamo mediamente 16 persone in meno…

Cazzo, dovremmo stare meglio…

Più spazi, più servizi, più comodi, meno intasati e tutto decisamente più salubre, più vivibile…

Più paese e meno città, meno metropoli…

E invece stiamo peggio…

Meno spazi, meno servizi, meno comodi, più intasati, e tutto decisamente meno salubre e meno vivibile…

Non c’è una sola area dismessa, di quelle che 30, 40 o 50 anni fa ci sembrava normale, ci sembrava utile, e magari lo è anche stata, in nome del lavoro, che venga riconvertita in area pubblica, verde o green come va di moda chiamarla oggi…

Aree commerciali per gente che non c’è più…

Duecentocinquantamila abitanti in meno…

Chiudono i negozi, le banche, gli uffici postali, persino le scuole…

E non appena si libera un’area, si libera uno spazio, si apre un’occasione, è subito gara, anzi è subito asta alla concessione, all’incasso…

Mica al futuro…

Bisogna fare più figli, bisogna ripopolare la città…

Ci dicono…

Forse per allattarli alla basko, popparli alla coop, svezzarli al bricoman, e farli giocare all’esselunga…

Rigorosamente in auto, incolonnati uno ad uno, perché si sa, Genova e la Liguria non è terra per ciclisti e per pedoni…

Se non hai la macchina dove vuoi andare…

Ci dicono…

Abbiamo permesso che pennellassero la città di rosso, così, a cazzo…

Con ciclabili da roulette russa, in mezzo alle corsie degli autobus, incastonate tra i parcheggi delle auto e la sede stradale di percorrenza…

Si narra che fummo quasi obbligati…

C’era una pioggia di soldi che arrivava dall’Europa…

Po’ esse…

Ora però ci vuole un grande progetto…

Non una strada, un viale, un marciapiede…

Non un pezzo di città o un pezzo di Liguria…

Non c’è più spazio per la siderurgia, la metallurgia, non esiste più il triangolo industriale, quello del boom economico, quello che giustificava ogni cosa e che ha giustificato anche ogni nefandezza…

Quello per cui tutto ci sembrava normale, giusto e necessario…

A me piace sognare…

Da eterno insoddisfatto quale sono…

E sogno una Liguria completamente calpestabile in bicicletta, o a piedi, perché no…

Da Ventimiglia a Sarzana, passando per le città, per i paesi che si affacciano al mare, per le scogliere che disegnano le nostre coste, in un unico lunghissimo e meraviglioso tapis roulant arricchito di ostelli, di punti ristoro, piccole officine artigianali e un nuovo concetto di vivere la nostra terra…

Sogno una città che apra i suoi spazi, che non perda l’occasione per creare verde godibile e fruibile…

Sogno una città che metta al primo posto una viabilità alternativa e sicura, che metta in collegamento le sue vallate con un centro cittadino finalmente libero e calpestabile…

Sogno una città che venga attraversata da quel tapis roulant che deve essere steso senza soluzione di continuità dal confine dei senza bidè al confine dei senza c…

Per sradicare i nostri figli e i figli dei nostri figli dai divani e dai cellulari…

Per dare nuove opportunità, per creare una mentalità diversa, abitudini diverse e stili di vita completamente diversi…

Perché se costruiamo più strade avremo semplicemente più traffico…

E le città, così come le abbiamo concepite sessant’anni fa, in una terra come casa Liguria non hanno più senso di esistere…

Pensateci…

E se oggi fossimo davvero un milione di abitanti?

Esattamente il doppio di quanti siamo…

Se porto, Italsider e tutto il loro indotto non avessero subito il declino a cui abbiamo assistito, quanto saremmo cresciuti ancora, quanto avremmo dovuto costruire ancora…

Nuove strade, nuove colline sventrate…

Staremmo davvero qui a scannarci se la ciclabile di viale Brigate Partigiane è meglio farla a destra, a sinistra, al centro, sopra o sotto il marciapiede, prima o dopo i parcheggi?

Genova…

Con le sue meravigliose vallate trasformate nel cestino della spazzatura di tutta la città…

Aree dismesse che vengono rigorosamente e immediatamente trasformate in aree commerciali o in nuove abitazioni per gente che non c’è più…

Lo so, vado controcorrente…

Penso all’ex mercato della frutta…

E’ stato il mio primo lavoro…

Appena uscito dalla maturità, mi sono inventato besagnino…

Lì dentro ci entravo alle 2 di notte, per scegliere i migliori prodotti della terra per rivenderli al mercato…

Oggi, a distanza di trent’anni, ci andiamo a prendere l’aperitivo o a consumare una pizza…

Perché un mega parco giochi, qualche albero e un campetto facevano brutto…

E bisogna manutenerli…

Invece i ragazzi col cellulare a casa, stravaccati sul divano e sui loro letti non costano nulla…

Perché un parcheggio per liberare il marciapiede centrale e accompagnare pedoni e ciclabile dai quartieri interni verso quella ciclabile a mare che dovrebbe attraversare tutta la Liguria, città comprese, non fanno quella metropoli del consumismo a cui vogliamo a tutti i costi assomigliare…

Lo spritz prima di tutto…

Perché i posti dove consumarlo mancavano…

I ragazzi, invece, a casa, che fuori è pericoloso…

Però devo dire la verità, la nuova caserma di Molassana è molto bella…

Sigh…