Ghiaccio artico a livelli minimi, ma ci interessa veramente?

La stagione dello sci, sulle Alpi, non è ancora finita, e, a giudicare dalle previsioni a breve termine, neppure quella della neve, ma le notizie che arrivano dall’Artico, per ora, sono tutt’altro che confortanti.

Il ghiaccio marino artico fa registrare uno dei livelli più bassi mai riportati, il secondo dopo quello, da record, del 2017. Stando ai dati della Nasa, il 17 marzo scorso è stato il giorno in cui il ghiaccio che ricopre il mare dell’Artico ha riportato la sua massima estensione annuale, che è stata pari a 14,48 milioni di chilometri quadrati.

Nel frattempo però si continua a produrre spazzatura come se il nostro pianeta e il nostro corpo avessero capacità di rigenerazione sovrannaturali.

Solo in Italia produciamo più di trenta milioni di tonnellate di rifiuti urbani ogni anno. Plastica, metallo, carta, vetro e umido dovrebbero essere riciclati quasi nella loro totalità. Obiettivo 2012 imposto dalla comunità europea era il 65%, 6 anni dopo siamo fermi a poco più del 52%. Sotterriamo, bruciamo, trasportiamo con mezzi pesanti, che inquinano, da una regione all’altra, in percorsi che neppure conosciamo, in luoghi non sempre predisposti.

Ma il pianeta Terra non è un depuratore naturale e il nostro corpo non è un filtro magico!
Si ammala il pianeta, ci ammaliamo noi.

Ma è tutto invisibile, dallo smog ai rifiuti sotto terra, dall’acqua che beviamo all’aria che respiriamo, è tutto invisibile.

E per ogni personaggio famoso che se ne va, ce ne sono migliaia, invisibili, che muoiono di cancro ogni giorno.

E’ sempre tutto invisibile, ma è anche sempre tutto contingente, è sempre tutta una procedura di emergenza, tesa a giustificare ogni malefatta perpetrata alla natura, all’ambiente, all’ecosistema, e all’uomo stesso.

Per poi scoprire, con puntualità svizzera, dopo trent’anni, che abbiamo mangiato e respirato amianto, che abbiamo eliminato il vetro per confezionare nella plastica prodotta col petrolio, che abbiamo inquinato intere vallate sotterrando gli scarti dei nostri sporchi profitti, che abbiamo scavato gallerie che non ci servivano, creato potenziali e futuri disastri idrogeologici, avvelenato nuove comunità.

In Giappone costruiscono con modalità antisismica e non muoiono a causa degli effetti di terremoti di magnitudo similare a quelli che hanno colpito la nostra nazione negli ultimi anni… per una semplice questione di cultura.
Si, avete capito bene, la cultura. A scuola insegnano la cultura della prevenzione, formando e forgiando bambini che diventeranno (e sono diventati) adulti consapevoli, consapevoli che ad esser furbi in un territorio fortemente sismico si mette a rischio la proprio vita, quelli dei propri cari e, se si è anche amministratori, quella dei propri concittadini.

Quando cominceremo a pensare una scuola ad un luogo dove formare uomini e donne consapevoli? Culturalmente consapevoli del mondo che stanno vivendo e che dovranno gestire quando saranno loro a prendere in mano la nostra terribile eredità?

Educazione ambientale, educazione alimentare, prevenzione, rischio idrogeologico, rischio sismico, alluvioni, clima e meteorologia.

Ma è davvero così difficile innovare la scuola e renderla capace di formare future generazioni sintonizzate col mondo non solo che ci circonda ma che ci ospita?

Non sarà che le centinaia di Scarpino in giro per il mondo non si vedono (invisibili?) e l’Artico ci sembra troppo lontano per preoccuparci abbastanza?