Alluvioni: perchè potrebbe toccare alla Liguria!

Sembra quasi scontato dirlo ora, ma certe dinamiche, sin dall’inizio di questa estate, lasciavano presagire un autunno potenzialmente pericoloso. Ad oggi, si contano oltre 15 alluvioni e decine di morti in tutto il Mediterraneo, nell’arco temporale di un mese circa. Calabria, Sicilia, Grecia, Spagna, Sardegna, Corsica, Baleari, Francia, Tunisia e infine Roma sono lì a testimoniare come il bacino del Mediterraneo sia diventato non solo teatro di scontro fra masse d’aria aventi caratteristiche diverse ma anche soprattutto serbatoio inesauribile di energia latente pronta ad esplodere alla prima condizione favorevole.

In queste ultime ore alcuni modelli matematici stanno prendendo in considerazione un impianto barico (disposizioni di alte e basse pressioni) che mi ha immediatamente ricordato il tragico evento del 4 novembre 2011, quando su Genova, e in particolare sul Fereggiano e il Bisagno, si scaricarono circa 500 millimetri di pioggia in poche ore.

Si tratta di una previsione a tante ore di distanza, ovviamente dalla scarsa attendibilità, che potrebbe però materializzarsi tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, dopo un concreto e sostanziale raffreddamento che potrebbe addirittura catapultarci da un’estate tardiva ad una parentesi invernale prima delle grandi piogge autunnali.

Piogge autunnali che, purtroppo, in buona parte del Mediterraneo, nell’ultimo decennio, invece che manifestarsi in numerosi eventi raramente dannosi, si stanno concentrando in pochi eventi che la selvaggia antropizzazione dell’uomo non riesce a gestire e ad arginare.

Non siamo davanti ad un evento certo, ad una alluvione già programmata. Ma, come piace a me, possiamo provare a fare un pò di chiarezza e spiegare, per chi volesse approfondire l’argomento, le dinamiche basi che accompagnano questi eventi.

E perchè non utilizzare, all’uopo, una parte della relazione che mi venne richiesta e che depositai in procura in occasione dell’alluvione del 2014?

“Da alcuni anni, per la precisione dal 2010, con l’alluvione di Varazze e Genova-Sestri, assistiamo ad un’anomala perseveranza, in area mediterranea, nel periodo a cavallo tra la fine dell’estate e buona parte della stagione autunnale, della figura stabilizzatrice denominata Anticiclone Subtropicale continentale o Anticiclone Africano, a prescindere, molto spesso dall’andamento meteo-climatico realizzatosi durante l’effettiva stagione estiva.

A testimonianza di ciò, il 2014, sebbene non possa certamente essere ricordato, per la nostra regione, e per gran parte delle regioni centro-settentrionali, come un anno in cui l’estate abbia dispensato condizioni meteorologiche prettamente anticicloniche, è stato caratterizzato, tuttavia, da un settembre decisamente caldo e stabile, durante il quale la figura barica predominante è stata appunto l’Anticiclone Africano; con il suo apporto energetico, di umidità e limitando la dispersione del calore accumulato sulla superficie marina e alle varie profondità, durante la stagione, ha conferito un contributo fondamentale nelle manifestazioni temporalesche che si sono prodotte successivamente.

Quindi, ben sapendo che, statisticamente, tra la seconda metà di settembre e la prima metà di novembre, si concentra il maggior numero di eventi alluvionali (o potenzialmente alluvionali) nella nostra regione, il primo campanello d’allarme deve necessariamente suonare quando, al passaggio di consegne tra la stagione estiva e quella autunnale, si verificano condizioni favorevoli allo scontro tra masse d’aria aventi caratteristiche completamente opposte, cioè quando la normale progressione dell’inclinazione terrestre agevola il raffreddamento progressivo delle latitudini più settentrionali del continente europeo, favorendo la discesa di aria via via sempre più fredda anche sulla nostra regione e, nello specifico, all’interno della Pianura Padana.

A dispetto, dunque, di un mese di luglio e agosto particolarmente instabili e freschi, nel 2014 dovemmo fare i conti con un mese di settembre decisamente stabile e che registrò una temperatura media di soli pochi decimi inferiore ai mesi precedenti, alimentando, invece che dissipare, il calore accumulato dalla massa marina e favorendo un termoclino (ovvero la netta linea di demarcazione tra le acque superficiali più calde e quelle profonde più fredde) piuttosto profondo.

In poche parole il mare non era particolarmente caldo solamente in superficie bensì l’anomalia positiva era molto più profonda del normale, creando un serbatoio di energia voluminoso potenzialmente pericoloso.

In definitiva, le condizioni macro-climatiche che devono indurre un’elevata attenzione per quanto riguarda la nostra regione sono le seguenti:

1) Perduranza dell’anticiclone Subtropicale a latitudini superiori a quelle consuete
2) Temperatura e termoclino del mar Mediterraneo in generale e del mar Ligure nello specifico
3) Progressivo raffreddamento della Pianura Padana che, comportandosi come un vero e proprio catino circondato dalle Alpi e dagli Appennini, non subisce l’influenza mitigatrice del mare e quindi tende a smaltire il calore più rapidamente.
4) Primi scambi meridiani (nord-sud) con l’aria via via sempre più fredda del nord Europa e progressivo avvicinamento delle perturbazioni di stampo autunnale verso la nostra regione.

I casi di seguito elencati, sebbene visualizzati attraverso carte di modelli matematici piuttosto tecniche, evidenziano, anche ai meno esperti, grazie all’utilizzo dei colori e delle isobare (le righe bianche che disegnano i punti di eguale pressione al suolo) dinamiche comuni a tutti gli eventi alluvionali che hanno caratterizzato la nostra regione.

 

25 Ottobre 2011, alluvione delle 5 Terre e della Val di Vara:

 

Mappa meteorologica (fonte wetterzentrale.de) che rappresenta altezza dei geopotenziali a 500 Hpa e le isobare al suolo con i massimi e minimi di pressione.

4 Novembre 2011, alluvione a Genova (Fereggiano e Bisagno):

 

Mappa meteorologica (fonte wetterzentrale.de) che rappresenta altezza dei geopotenziali a 500 Hpa e le isobare al suolo con i massimi e minimi di pressione.

 

9 Ottobre 2014, alluvione a Genova (Bisagno e Fereggiano):

 

Mappa meteorologica (fonte wetterzentrale.de) che rappresenta altezza dei geopotenziali a 500 Hpa e le isobare al suolo con i massimi e minimi di pressione.

10 Novembre 2014, alluvione a Chiavari (Rupinaro ed Entella):

 

Mappa meteorologica (fonte wetterzentrale.de) che rappresenta altezza dei geopotenziali a 500 Hpa e le isobare al suolo con i massimi e minimi di pressione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In basso a sinistra di ogni cartina si può notare come l’Anticiclone (H) delle Azzorre, caratterizzato da un colore rosso intenso. sia disposto in aperto Oceano Atlantico, consentendo la discesa di aria più fredda e perturbata derivante dal centro di Bassa Pressione (T) posizionato sempre tra la Gran Bretagna e l’Islanda e caratterizzato da colori più freddi che sfumano dal verde all’azzurro più intenso.

A destra di tutte e quattro le cartine è ben evidenziata la presenza dell’Anticiclone (H) Subtropicale che, dall’Africa, si erge a latitudini molto elevate, sino a inglobare tutto il continente est europeo, creando, di fatto, quella sorta di blocco di alta pressione che impedisce letteralmente alle perturbazioni che giungono da ovest o da nord-ovest di evolvere verso levante come dovrebbe accadere in condizioni bariche normali.

Questo quadro sinottico (disposizione delle figure di alta e bassa pressione) è il secondo e ancora più importante campanello di allarme per un sempre più probabile evento potenzialmente pericoloso per la nostra regione.
Preso atto, dunque, delle prime due fasi, all’approssimarsi del potenziale evento, si rende necessaria la valutazione, a pochi giorni o a poche ore di distanza, attraverso modelli matematici a risoluzione più elevata, della distribuzione dei fenomeni puntuale sul territorio ligure.

Si arriva pertanto a comprendere meglio se, le condizioni potenzialmente pericolose di partenza vengono inquadrate con un’approssimazione significativa che possa far scattare la terza e sempre più importante soglia di attenzione.
Per comprendere ancora meglio si rende necessario un ulteriore approfondimento sulle dinamiche orografiche, assolutamente peculiari, che incidono in maniera decisiva sugli eventi meteorologici della nostra regione.

La Pianura Padana, con il passaggio di consegne tra la stagione estiva e quella autunnale, tende a raffreddarsi più rapidamente rispetto alla superficie marina, sia perché l’aria e il terreno hanno una capacità di dispersione del calore nettamente più rapida ed efficace dell’acqua, sia perché l’aria, una volta raffreddatasi, risulta essere più densa e dunque più pesante e tende, stante la configurazione particolare della medesima Pianura Padana che funge come una vera e propria conca, a stazionare nei bassi strati.

Questa particolare situazione è fondamentale perché, con l’approssimarsi di una perturbazione da ovest o da nord-ovest, sul settore occidentale del mar Mediterraneo la pressione atmosferica tende a calare e si instaurano correnti di richiamo meridionali che normalmente vanno ad impattare su una porzione di territorio che va dalle coste meridionali della Francia alla media e alta Toscana, Liguria compresa.

La Pianura Padana, dicevo, si comporta come un catino, con l’aria più fredda, rispetto al mar Ligure e alla costa, incastonata al di là della barriera appenninica, ed essendo anche più pesante crea una sorta di alta pressione rispetto proprio alle condizioni di partenza del vicino mar Ligure (una sorta di gradiente termico/barico su scala locale).

L’aria tende a muoversi da una zona in cui la pressione è più alta verso una zona in cui la pressione è più bassa, cioè da una zona dove c’è una maggiore densità d’aria rispetto ad una zona dove c’è una minore densità d’aria, e in queste particolari condizioni Genova e Savona rispondono in maniera anomala rispetto a tutto il resto della regione in quanto alle loro spalle vi sono passi appenninici molto bassi e che permettono appunto una vera e propria tracimazione dell’aria fredda padana verso la costa che altrimenti non avverrebbe.

Tracimazione d’aria più fredda dalla Pianura Padana che crea quella tramontana al suolo destinata a scontrarsi con le correnti di scirocco che vengono richiamate dall’avvicinamento della depressione da ovest.

Lo scontro fra queste due masse d’aria, aventi caratteristiche di densità e temperatura così diverse, crea le condizioni perfette per la formazione di un temporale autorigenerante.

Se la forza e l’intensità dei due venti è similare e non subentrano ulteriori forzanti, la convergenza resta sostanzialmente stazionaria per alcune ore come negli eventi alluvionale sopra riportati.

Qui di seguito, giusto per concludere con un gesto di conforto e di speranza questo post, la mappa previsionale “sfornata” questa mattina prevista per il primo novembre.

Giudicate voi le differenze…